La genesi di quella che sarebbe diventata TotalEnergies è inestricabilmente legata agli imperativi geopolitici ed economici che la Francia affrontava nel dopoguerra della Prima Guerra Mondiale. L'inizio del XX secolo ha visto l'ascesa del petrolio come una merce strategica critica, fondamentale sia per il potere militare che per la crescita industriale. La Francia, nonostante la sua significativa base industriale, mancava di riserve petrolifere nazionali sostanziali. Questa vulnerabilità intrinseca divenne acutamente evidente durante la Grande Guerra, quando l'accesso della nazione a forniture di carburante vitali era in gran parte dipendente da potenze straniere e dalle loro rispettive compagnie petrolifere, principalmente entità anglo-americane come Royal Dutch Shell e Standard Oil. Questa dipendenza ha stimolato uno sforzo concertato all'interno dei circoli governativi e industriali francesi per stabilire una capacità nazionale di approvvigionamento e lavorazione del petrolio.
I rapporti governativi e le discussioni parlamentari dei primi anni '20 evidenziavano costantemente l'imperativo strategico dell'indipendenza energetica. Figure chiave all'interno dell'amministrazione francese, in particolare Raymond Poincaré, allora Primo Ministro, sostenevano la creazione di un campione nazionale in grado di competere sulla scena internazionale. Il sentimento prevalente era che la Francia non potesse tutelare i propri interessi nazionali senza un controllo diretto su una parte significativa della propria catena di approvvigionamento petrolifero. Il panorama del dopoguerra presentava anche un'opportunità sotto forma delle riparazioni di guerra della Germania, che includevano una quota della Turkish Petroleum Company (TPC), successivamente rinominata Iraq Petroleum Company (IPC). Questa assegnazione, formalizzata dalla Risoluzione di San Remo del 1920 e successivamente dal Trattato di Sèvres, fornì alla Francia una partecipazione del 23,75% in una promettente concessione petrolifera in Mesopotamia. Tuttavia, lo stato francese mancava di un veicolo aziendale adeguato per gestire questo complesso interesse internazionale e tradurlo in un approvvigionamento petrolifero nazionale affidabile.
Questo vuoto strategico portò alla creazione formale della Compagnie Française des Pétroles (CFP) il 28 marzo 1924. La compagnia fu fondata sotto un decreto del Presidente Alexandre Millerand, a seguito di iniziative legislative volte a creare un'entità petrolifera nazionale. Il mandato principale della CFP era esplicitamente definito: garantire la sicurezza energetica a lungo termine della Francia sviluppando un'impresa petrolifera verticalmente integrata, comprendente esplorazione, produzione, raffinazione e distribuzione. La sua struttura di capitale iniziale rifletteva un modello ibrido pubblico-privato, con lo stato francese che deteneva una partecipazione significativa, sebbene non maggioritaria, garantendo un controllo governativo pur consentendo agilità commerciale. Questo accordo era destinato a sfruttare l'expertise e il capitale del settore privato, allineando gli obiettivi aziendali con quelli strategici nazionali.
I fondatori, in sostanza, erano un collettivo di influenti industriali, banchieri e funzionari governativi francesi, piuttosto che singoli imprenditori nel senso tradizionale. L'impulso venne da figure come Ernest Mercier, un ingegnere e industriale che svolse un ruolo cruciale nella definizione della politica industriale francese tra le due guerre, e rappresentanti del governo che comprendevano le implicazioni geopolitiche dell'energia. La loro expertise collettiva spaziava dall'ingegneria, alla finanza, alla diplomazia internazionale, cruciale per navigare nel complesso mondo delle concessioni petrolifere globali. La motivazione era chiara: rompere il quasi monopolio delle major petrolifere anglo-americane e garantire un futuro energetico indipendente per la Francia. Questa non era un'impresa guidata da un'innovazione tecnologica nascente o da una nicchia di mercato unica, ma da una necessità strategica guidata dallo stato.
Le sfide iniziali per la CFP erano molteplici e formidabili. L'industria petrolifera globale degli anni '20 era in gran parte dominata da entità consolidate e potenti con reti estese, capacità tecniche e risorse finanziarie. La CFP, sebbene sostenuta dallo stato, iniziò con un'esperienza operativa limitata nell'esplorazione e produzione diretta rispetto ai suoi rivali esperti. Il suo compito immediato era trasformare la sua quota assegnata nella Iraq Petroleum Company in flussi di petrolio tangibili per la Francia. Ciò comportava la navigazione in complessi accordi di consorzio internazionali, contribuendo con risorse tecniche e finanziarie a un'operazione multinazionale, e poi costruendo le infrastrutture necessarie—raffinerie e reti di distribuzione—all'interno della Francia per lavorare e consegnare il petrolio greggio. L'azienda doveva anche sviluppare rapidamente la propria expertise tecnica e manageriale, attingendo al talento ingegneristico della nazione e, dove necessario, acquisendo conoscenze straniere.
Il concetto commerciale iniziale della CFP era quindi incentrato sull'assicurare l'accesso al petrolio greggio e poi garantire la sua trasformazione in prodotti utilizzabili per il mercato francese. Ciò richiedeva investimenti nella capacità di raffinazione. Nel 1929, la CFP acquisì la sua prima raffineria, la raffineria di Gonfreville in Normandia, che segnò un passo significativo verso l'integrazione verticale. Questa acquisizione era un chiaro segnale dell'intento dell'azienda di controllare più fasi della catena del valore del petrolio, andando oltre la mera partecipazione nelle concessioni upstream. L'imperativo strategico era ridurre la dipendenza della Francia dai prodotti raffinati importati, rafforzando così la sua resilienza economica e le capacità industriali.
Entro la fine degli anni '20, la Compagnie Française des Pétroles era passata da un concetto strategico a un'entità operativa. Aveva assicurato una partecipazione critica in un importante consorzio petrolifero internazionale e aveva iniziato a gettare le basi per un'infrastruttura nazionale di raffinazione e distribuzione. Sebbene ancora agli inizi rispetto alle "Sette Sorelle" che dominavano il panorama petrolifero globale, la CFP aveva saldamente stabilito la propria presenza come strumento designato della Francia per la sicurezza energetica. La sua formazione rappresentava un cambiamento fondamentale nella politica industriale francese, preparando il terreno per decenni di impegno nel complesso e competitivo settore energetico globale. L'azienda era ora incorporata, capitalizzata e pronta a iniziare il suo mandato operativo, superando le iniziali difficoltà organizzative per perseguire attivamente i suoi obiettivi strategici.
