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7 min readChapter 4

Trasformazione

CAPITOLO 4: Trasformazione

La metà del XX secolo presentò una complessa serie di sfide e opportunità per Ericsson, richiedendo significative trasformazioni strategiche per mantenere la sua leadership di mercato. Alla chiusura della Seconda Guerra Mondiale, Ericsson, nonostante le interruzioni, emerse come un attore globale significativo nella telefonia, con operazioni che si estendevano su numerosi continenti. Tuttavia, la tecnologia di commutazione elettromeccanica fondamentale, che aveva guidato i suoi primi successi, si avvicinava rapidamente ai suoi limiti tecnologici. Il cambiamento imminente dalla commutazione elettromeccanica a quella elettronica, e poi a sistemi di commutazione completamente digitali, rappresentava un profondo cambiamento di paradigma nella tecnologia delle telecomunicazioni. Questo periodo vide anche Ericsson navigare in un panorama definito da complessità politiche globali, recessioni economiche regionali e una competizione internazionale sempre più intensa, che spesso richiedeva decisioni difficili riguardo alle strategie di diversificazione e al focus preciso del suo core business. La notevole resilienza dell'azienda durante questa era era in gran parte attribuibile al suo investimento sostenuto, spesso sostanziale, in ricerca e sviluppo (R&S) e alla sua intrinseca flessibilità strategica, che le permetteva di adattarsi all'evoluzione tecnologica rapida. Ad esempio, nel periodo di ricostruzione post-bellica, mentre beneficiava della domanda per la ricostruzione delle infrastrutture, Ericsson affrontava contemporaneamente le sfide di standard nazionali disparati e mercati frammentati.

Uno dei cambiamenti più significativi avvenne con l'avvento della commutazione elettronica e poi digitale. Lo sviluppo del sistema AXE (Automatic Exchange) di Ericsson, iniziato all'inizio degli anni '70 e con la sua prima installazione operativa nel 1976, fu un'impresa monumentale che trasformò profondamente l'offerta principale dell'azienda e la sua posizione competitiva globale. L'AXE fu concepito come un sistema di commutazione digitale modulare e controllato da software, in netto contrasto con i suoi predecessori elettromeccanici. Progettato fin dall'inizio per gestire sia il traffico di telefonia fissa che, crucialmente, mobile, la sua innovativa architettura modulare consentì un'espansione flessibile e un'adattamento senza soluzione di continuità a nuovi servizi come la Rete Digitale dei Servizi Integrati (ISDN) e, in seguito, le reti cellulari. Questa filosofia di design lo rese una soluzione altamente competitiva e notevolmente a prova di futuro, capace di evolversi con il rapido ritmo dell'innovazione nelle telecomunicazioni. L'investimento strategico nell'AXE, che coinvolse centinaia di ingegneri e significativi investimenti di capitale nel corso degli anni, garantì la continua rilevanza e dominanza di Ericsson mentre il mondo delle telecomunicazioni si allontanava decisamente dall'infrastruttura elettromeccanica legacy che aveva definito il suo successo iniziale. L'affidabilità e la scalabilità del sistema AXE portarono alla sua adozione diffusa a livello globale, diventando una pietra miliare delle reti di telecomunicazione in oltre 100 paesi e assicurando a Ericsson una quota di mercato leader nell'equipaggiamento di commutazione per decenni.

Durante la metà del XX secolo, Ericsson si impegnò anche in vari sforzi di diversificazione, esplorando aree come sistemi avanzati di comunicazione radio (inclusi quelli per servizi militari ed emergenziali), attrezzature per la trasmissione televisiva e radiofonica, cavi elettrici e persino elettronica per la difesa. Queste iniziative furono in parte guidate dal desiderio di sfruttare l'expertise tecnologica esistente e le capacità produttive, e in parte dai cicli di mercato nel suo core business. Ad esempio, Ericsson Cables divenne un attore significativo nella produzione di cavi elettrici e in fibra ottica. Mentre alcune di queste iniziative, come certe linee di comunicazione radio specializzate, si rivelarono di successo di per sé, l'azienda tornò costantemente, e strategicamente, a focalizzarsi sulle infrastrutture di telecomunicazione. Questa priorità rifletteva un chiaro riconoscimento della sua profonda competenza nel settore della tecnologia di rete. Le acquisizioni strategiche furono anche fondamentali per l'espansione; ad esempio, l'acquisizione di Fatme in Italia negli anni '60 non solo migliorò le sue capacità produttive, ma consolidò anche la sua portata di mercato nel Sud Europa. Allo stesso modo, l'acquisizione della divisione terminali di Datasaab nel 1981, che fu fusa in Ericsson Information Systems (EIS), rappresentò un tentativo di entrare nel fiorente settore IT, sebbene con risultati misti.

Tuttavia, il percorso non fu privo di notevoli difficoltà. Le recessioni economiche globali degli anni '30, seguite dalle interruzioni senza precedenti della Seconda Guerra Mondiale, impattarono significativamente il commercio internazionale, le catene di approvvigionamento e l'accesso alle materie prime. Durante la guerra, Ericsson si adattò concentrandosi sulla fornitura a paesi neutrali e alleati, cambiando le priorità produttive e sperimentando una considerevole frammentazione geografica delle sue operazioni. Nel periodo post-bellico, mentre la ricostruzione offriva opportunità, l'era della Guerra Fredda presentava dinamiche di mercato complesse, con significative barriere politiche al commercio in alcune regioni. In seguito, la liberalizzazione e la deregolamentazione dei mercati delle telecomunicazioni, iniziata in particolare negli Stati Uniti con la scissione di AT&T nel 1984 e nel Regno Unito con la privatizzazione di British Telecom nel 1984, introdussero nuove forme di concorrenza intensa. Quest'era smantellò i tradizionali monopoli statali (PTT – amministrazioni Postali, Telegrafiche e Telefoniche) e permise l'ingresso di nuovi attori, spesso aggressivi, nel mercato dell'equipaggiamento. Questo ambiente in evoluzione richiese un modello di business molto più aggressivo, agile e adattabile per Ericsson, passando dal semplice vendere a storici PTT nazionali a competere attivamente in un mercato globale aperto contro rivali consolidati come Siemens, Alcatel e Northern Telecom, oltre a nuovi attori emergenti. Ciò richiese significativi investimenti in organizzazioni globali di vendita e marketing, e un forte focus sulle iniziative di standardizzazione internazionale.

Gli anni '80 e '90 videro la crescita esplosiva della telefonia mobile, rappresentando un'altra profonda trasformazione su cui Ericsson era unicamente posizionata per capitalizzare. Ericsson era stata coinvolta nella tecnologia della radio mobile per decenni, in particolare pionierando il sistema di Telefonia Mobile Nordica (NMT) all'inizio degli anni '80, che fu una delle prime reti cellulari completamente automatiche al mondo. Questa esperienza iniziale in sistemi come NMT-450 e NMT-900 diede a Ericsson un vantaggio cruciale. Tuttavia, fu la standardizzazione delle tecnologie cellulari, in particolare il Sistema Globale per le Comunicazioni Mobili (GSM), a fornire un'opportunità globale senza precedenti. Ericsson giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella standardizzazione del GSM alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90. Di conseguenza, Ericsson divenne un fornitore leader, spesso dominante, di infrastrutture di rete GSM, contribuendo in modo significativo al rapido rollout globale delle reti mobili 2G in Europa, Asia e altre regioni. L'azienda, con la sua profonda esperienza nei sistemi di commutazione, affinata meticolosamente attraverso la piattaforma AXE, si dimostrò altamente trasferibile alle complesse esigenze delle reti cellulari, fornendo un sostanziale vantaggio competitivo nella fornitura di centri di commutazione mobile (MSC) e controllori di stazione base (BSC) robusti, scalabili e affidabili. A metà degli anni '90, Ericsson deteneva una quota stimata del 30-40% del mercato globale delle infrastrutture GSM.

Questo periodo vide anche l'azienda prendere decisioni strategiche difficili riguardo alla sua presenza nel mercato dei telefoni cellulari per consumatori. Pur essendo profondamente coinvolta nelle infrastrutture di rete, la crescente popolarità dei telefoni cellulari presentava sia una nuova sfida che un'opportunità significativa. Ericsson aveva una presenza precoce nel mercato dei telefoni, sviluppando alcuni telefoni innovativi, ma faticava a competere efficacemente con leader di mercato come Nokia e Motorola in termini di scala, marketing e velocità di immissione sul mercato. Dopo significative perdite nella sua divisione di telefoni cellulari, aggravate da un incendio cruciale in una fabbrica ad Albuquerque nel 2000 che interruppe gravemente la sua catena di approvvigionamento, Ericsson cercò un partner strategico. Nel 2001, Ericsson entrò in una joint venture 50/50 con Sony Corporation per formare Sony Ericsson Mobile Communications. Questa mossa mirava esplicitamente a combinare la profonda expertise tecnologica di Ericsson nella comunicazione mobile e il suo ampio portafoglio di brevetti con le rinomate capacità di design di elettronica di consumo di Sony, la forza del marchio e la potenza di marketing. Questa partnership rappresentò un'importante incursione nel mercato altamente competitivo dei telefoni per consumatori, cercando di sfruttare le forze combinate per catturare quote di mercato in un segmento in rapida espansione.

All'inizio del XXI secolo, il panorama delle telecomunicazioni stava nuovamente cambiando rapidamente con l'avvento delle tecnologie 3G (UMTS) e 4G (LTE), e la crescente convergenza di servizi vocali, dati e internet. L'ambiente competitivo si intensificò drammaticamente con l'emergere di nuovi attori globali, in particolare dall'Asia, come Huawei e ZTE, che introdussero prezzi aggressivi e cicli di innovazione rapidi. La joint venture Sony Ericsson, nonostante i successi iniziali con modelli popolari come la serie Walkman e Cyber-shot, faticò a mantenere la redditività e la quota di mercato contro la formidabile concorrenza rappresentata dall'iPhone di Apple e dalla piattaforma Android di Google, insieme a spinte aggressive da parte di Samsung. L'iniziativa non riuscì ad adattarsi abbastanza rapidamente alla rivoluzione degli smartphone. Di conseguenza, dopo aver subito perdite costanti, nel febbraio 2012, Sony acquisì la quota del 50% di Ericsson nella joint venture per circa 1,05 miliardi di euro. Questa decisione segnò l'uscita strategica e definitiva di Ericsson dal business della produzione di telefoni. Questa mossa fu cruciale per riaffermare il focus incrollabile di Ericsson sulla sua forza principale: fornire infrastrutture di rete end-to-end, software e servizi per reti sia mobili che fisse. Questa chiarificazione strategica posizionò l'azienda per concentrare le sue significative risorse di R&S e gli sforzi di mercato sulla prossima ondata di connettività globale, inclusi i crescenti requisiti della banda larga mobile e il successivo rollout delle tecnologie 5G.