EniOrigini
6 min readChapter 1

Origini

Il periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale presentò all'Italia sfide profonde, tra cui la critica scarsità di risorse energetiche indigene. La ricostruzione industriale e la ripresa economica della nazione dipendevano fortemente dall'accesso a combustibili affidabili e a prezzi accessibili, un imperativo strategico che ha plasmato gran parte della sua politica post-bellica. L'Italia, devastata dalla guerra, affrontava un acuto deficit energetico. I suoi tentativi pre-bellici di autarchia energetica sotto il regime fascista, che miravano a sviluppare carburanti sintetici e massimizzare l'energia idroelettrica domestica, si erano rivelati insufficienti e insostenibili. Nel periodo post-bellico, il paese si affidava in modo schiacciante al carbone e al petrolio importati, aggravando i suoi problemi di bilancia dei pagamenti, in particolare il 'gap del dollaro', data la predominanza dei mercati petroliferi denominati in dollari. La ricostruzione di settori chiave come l'acciaio, la chimica e la manifattura, tutti vitali per il nascente 'miracolo economico italiano', dipendeva da un approvvigionamento energetico sicuro ed economico. In questo contesto, lo stato italiano riconobbe la necessità di consolidare ed espandere il suo nascente settore energetico per ridurre la dipendenza dalle grandi compagnie petrolifere straniere, prevalentemente anglo-americane. Fu in questo ambiente che emerse una figura di notevole acume politico e imprenditoriale, Enrico Mattei, per plasmare il destino energetico dell'Italia.

Il background di Mattei non era inizialmente nell'industria petrolifera; guadagnò notorietà come comandante partigiano durante la guerra e successivamente come amministratore pubblico. Il suo mandato iniziale, assegnato nel 1945, era di liquidare l'Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP), una compagnia petrolifera statale fondata nel 1926 sotto il regime fascista. AGIP, sebbene un tempo destinata a essere un campione nazionale, era ampiamente considerata un relitto di un passato screditato, gravata da inefficienze pre-belliche, danni bellici e una percepita mancanza di beni commercialmente validi. Tuttavia, Mattei, attraverso una combinazione di intuizione strategica e convinzione personale, giunse a una conclusione diversa. Riconobbe il potenziale latente all'interno di AGIP, in particolare i suoi esperti team geologici e i primi, sebbene in gran parte non riusciti, sforzi di esplorazione nella Valle del Po e in Sicilia. Questi sforzi, insieme ad alcuni beni di distribuzione esistenti – tra cui una modesta raffineria a Porto Marghera e una rete di diverse migliaia di stazioni di servizio in tutta Italia – suggerivano che il paese potesse possedere più risorse indigene e infrastrutture di quanto si credesse, se gestite e investite correttamente.

La sua motivazione derivava da una profonda convinzione nel diritto dell'Italia di controllare il proprio futuro energetico. Mattei vedeva il panorama petrolifero globale esistente, dominato dalle cosiddette 'Sette Sorelle' – un potente cartello composto da Exxon, Royal Dutch Shell, BP, Gulf Oil, Texaco, Standard Oil of California (Socal) e Mobil – come un ostacolo per i paesi in via di sviluppo, compresa l'Italia, nel garantire condizioni eque per le loro esigenze di risorse. Questi grandi gruppi internazionali controllavano circa l'85% delle riserve petrolifere globali, della produzione, della raffinazione e del trasporto al di fuori del blocco comunista, dettando di fatto i prezzi e l'accesso al mercato. Mattei sfidò questo paradigma, sostenendo un "nuovo accordo" in cui i paesi produttori avrebbero ricevuto royalties più elevate e partecipato più attivamente nella catena del valore. Immaginava un campione energetico nazionale italiano che non si limitasse a distribuire prodotti raffinati, ma che si impegnasse nell'intero spettro delle operazioni energetiche: esplorazione, produzione, raffinazione e distribuzione. Questo modello integrato verticalmente era concepito come una barriera contro l'influenza esterna e un motore di crescita economica nazionale, consentendo all'Italia di reinvestire i profitti a livello domestico e sviluppare le proprie capacità tecnologiche.

Il concetto aziendale iniziale si concentrava sullo sfruttamento degli asset e dell'expertise esistenti di AGIP, mentre si perseguivano aggressivamente nuove esplorazioni sia a livello nazionale che internazionale. La proposta di valore era chiara: fornire all'Italia sicurezza energetica e indipendenza, promuovendo lo sviluppo industriale e migliorando gli standard di vita dei suoi cittadini. Questa missione era profondamente intrecciata con la più ampia ricostruzione post-bellica della nazione e il 'miracolo economico italiano' che stava iniziando a prendere forma, dove l'accesso a energia a prezzi accessibili era fondamentale per l'espansione di industrie come l'automotive, il tessile e la chimica. La visione di Mattei si estendeva a un programma nazionale di 'metanizzazione', che avrebbe portato il gas naturale dai campi domestici direttamente nelle case e nelle fabbriche, fornendo energia più pulita e più economica rispetto al carbone tradizionale o al petrolio importato, sostenendo così sia la competitività industriale che il benessere sociale.

Le sfide iniziali erano formidabili. A livello nazionale, c'era una significativa opposizione politica da parte di varie fazioni. Alcuni sostenevano di continuare a fare affidamento sui grandi gruppi internazionali già affermati, sostenendo che l'Italia mancava del capitale e dell'expertise per competere. Altri, in particolare economisti liberali, favorivano un approccio più orientato al mercato, opponendosi all'intervento statale nell'economia. A livello internazionale, Mattei affrontò la potente resistenza delle 'Sette Sorelle', che vedevano le ambizioni di Eni come una minaccia diretta alla loro dominanza globale e alle loro strutture di prezzo. Spesso negavano a Eni l'accesso a concessioni di esplorazione, trattenevano forniture di petrolio greggio e praticavano prezzi predatori per minare le sue iniziative. L'accesso al capitale era anche un problema persistente, poiché i progetti energetici su larga scala richiedevano enormi investimenti, e l'economia post-bellica dell'Italia stava ancora recuperando, con accesso limitato a finanziamenti internazionali oltre agli aiuti del Piano Marshall, che a volte favorivano interessi anglo-americani già affermati. Il finanziamento iniziale per le operazioni espanse di AGIP di Mattei proveniva spesso da prestiti governativi e dai profitti generati dalla sua rete di distribuzione esistente.

Nonostante questi ostacoli, Mattei andò avanti con una determinazione instancabile. Le sue connessioni politiche attraverso vari partiti, coltivate durante i suoi giorni partigiani, e la sua capacità di galvanizzare il sostegno pubblico e politico attorno alla visione dell'indipendenza energetica nazionale furono strumentali. Sostenne le perforazioni e i sondaggi geologici che alla fine confermarono significative riserve di gas naturale nella Valle del Po, nel Nord Italia. La prima grande scoperta, Caviaga, fu fatta nel 1944 (sebbene il suo pieno potenziale fosse realizzato sotto Mattei), seguita dal cruciale giacimento di Cortemaggiore nel 1949, che si rivelò sostanziale. Queste scoperte, con riserve stimate in miliardi di metri cubi, fornirono una dimostrazione tangibile del potenziale di AGIP e rafforzarono gli argomenti di Mattei per una strategia energetica robusta e sostenuta dallo stato. Il gas della Valle del Po permise all'Italia di ridurre significativamente la sua dipendenza da carbone e petrolio importati, fornendo una fonte energetica domestica per le industrie del nord Italia e ampliando rapidamente la rete nazionale di gasdotti gestita da SNAM (Società Nazionale Metanodotti), che faceva anche parte della costellazione di aziende di AGIP.

Il culmine di questi sforzi, e la formalizzazione della visione di Mattei, avvenne nel 1953. Attraverso il Decreto Legislativo n. 220, diverse aziende statali operanti nel settore energetico furono consolidate sotto un'unica entità unificata: Ente Nazionale Idrocarburi, o Eni. Questo atto stabilì ufficialmente Eni come una holding statale, incaricata di coordinare tutte le attività pubbliche nel settore degli idrocarburi. I principali componenti fusi in Eni includevano: AGIP, responsabile per l'esplorazione, la produzione e la distribuzione (che possedeva il marchio "cane a sei zampe" per le sue stazioni di servizio); SNAM, che possedeva e gestiva la crescente rete di gasdotti critica per la distribuzione del gas della Valle del Po; e ANIC (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), focalizzata sulla raffinazione e produzione chimica. Questa consolidazione segnò un momento cruciale, trasformando una raccolta di beni statali disparati, con una forza lavoro combinata di circa 10.000 dipendenti e ricavi modesti, in una potente forza centralmente diretta pronta a rimodellare il panorama energetico dell'Italia e a sfidare audacemente l'ordine petrolifero globale. Il capitale iniziale di Eni fu fissato a 10 miliardi di lire, una somma significativa per l'epoca, a testimonianza dell'impegno dello stato verso la strategia ambiziosa di Mattei.